Copyright© 2021 Santa Fizzarotti Selvaggi

La Casa della Luna profuma di amore universale

Di Livalca.

Qualche giorno fa la Presidente Regionale della Croce Rossa, Prof.ssa Santa Fizzarotti Selvaggi, mi ha omaggiato di tre piccole pubblicazioni a cura della Sezione Femminile della C.R.I. di Bari, precisando, con la consueta angelica delicatezza e con il radioso sorriso che regala quando sta per puntualizzare qualcosa di importante, a voce limpida: ‘Gianni mi raccomando sono copie uniche che devono tornare alla base entro 48 ore, tempo che ritengo sufficiente perché tu possa scrivere qualcosa al riguardo’.

Dopo il dono del filosofo Bagnardi ‘Sul sentiero dei tre colori’, mi mancava un ‘dono a tempo’.
Il primo volumetto, per inciso sono tutti e tre fuori commercio, ha per titolo ‘U’ Monacidde’ e si apre con una citazione molto accattivante di Hermann Hesse, che non riporto perché ho già restituito i testi alla scadere delle 48 ore e non sono in grado di ricordare le parole che sono un inno ‘all’infanzia e all’inquieto gioco della vita’.

Hesse, premio Nobel per la letteratura nel 1946, è stato uno scrittore, poeta, aforista, pittore tedesco, naturalizzato svizzero, nazione in cui è vissuto fino alla morte avvenuta a Montagnola nel 1962.  Anche se alla realizzazione di questi opuscoli hanno collaborato tante signore di buona volontà, di cui parlerò in seguito, ritengo che la scelta di Hesse sia stata di Santa. La Fizzarotti ha molte analogie con il Nobel: poetessa, scrittrice, pittrice, geniale cultrice di aforismi non semplici, il tutto al servizio di una precisione svizzera, applicazione tedesca ed inventiva italiana.

Vi segnalo due brevi, ma sintomatici aforismi di Hesse che riporto alla luce servendomi della mia memoria: ’Quando s’incomincia, il meglio viene poi in maniera naturale’ e ‘ Come corpo ognuno è singolo, come anima mai’.  A tutti i giovani del mondo, comprese le mie figlie, Hesse ricorda: ‘I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci’. Chiuso il capitolo Hesse vi regalo un aforisma di chi scrive che mi accompagna da sempre: ‘Il bello della vita è questa incertezza infinita’.

Nel 1995 un gruppo di volenterose e diligenti signore facenti parti della Sezione Femminile della C.R.I. decise di far sentire la propria presenza ai bambini della città vecchia di Bari, stimolate dall’intraprendenza ed entusiasmo della presidente Catenacci.

Nacque il progetto ‘Casa della Luna’ che vide impegnate attivamente giovani donne che ritenevano di possedere ancora tanto amore e gioia di vivere da trasmettere al prossimo: loro proposito era quello di rendere la giusta importanza a quel movimento di pensiero che ritiene che la mano che fa dondolare la culla è la mano che reggerà le sorti del mondo.  Fedeli al detto che non si ama mai abbastanza le signore Barbone Andidero, Bartoli, CarrieriScianatico, Depalma, Fizzarotti Selvaggi, Andidero, De Luca Caiola, Depalma Di Mitrio, Girasoli, Pentassuglia Traficante, ScaranoMadonna, Tagarelli Magarelli, Vacca Ricapito misero la loro esperienza al servizio dei bambini, assecondando inclinazioni e volontà. Una presenza-assenza vigile, ma non opprimente in modo che la felicità sia stata seminata senza pensare ad un eventuale raccolto.

Nel libretto ‘Costellazione d’Amore’ viene maneggiato con cura e leggerezza il tema dell’amore fra gli adolescenti e mi ha veramente colpito in maniera positiva la postfazione di Domenica Girasoli: con sobrietà e proprietà di linguaggio ci svela sentimenti puri e ci fa capire che non si è mai banali quando si fa ricorso al buonsenso e ad azioni corrette. Spero, anzi sono sicuro, che non sia stata lei a scegliere la frase di Francesco Alberoni sulle fasi dell’innamorarsi. Uno scrittore-sociologo è troppo ‘costruito’, a mio modesto e forse invidioso parere, per esternare sui sentimenti. Ringrazio un certo Fedez e dico: Amen.

Il quaderno ‘Aspettando un nuovo giorno’ è adamantino nella sua disarmante semplicità e cerca di dare voce alle madri e ai bambini della città vecchia e mi sono commosso, con una partecipazione che dimostra che il cuore è una ricchezza che non si può comprare, leggendo le parole di Rosa che riporto integralmente: ‘ Il rapporto tra i miei genitori è bellissimo, si vogliono bene e ci vogliamo bene. Il natale secondo me è bellissimo perché siamo tutti insieme e ci divertiamo a scambiarci i regali. Quando ci scambiamo i regali, facciamo un gran chiasso e poi dopo un po’ di tempo apriamo i regali e beviamo lo spumante e mangiamo il panettone’.

Un sociologo può scrivere 100 pagine, ma da questa lezione non si scappa: l’esempio di pace e amore domestico è un capitolo troppo importante perché possa essere affidato all’interpretazione di chi scrive per essere letto e non per appurare fatti. (Appunto valido anche per Livalca!).

Ritengo che la fiaba raccontata nel quaderno ‘U’ Monacidde’ sia stata ispirata dal famoso romanzo scritto da Hesse nel 1922, ma ancor oggi vitale e valido: ‘SIDDHARTA’. La storia del libro del Nobel è ispirata in teoria alla vita di SiddhartaGautama, Buddha per la storia del mondo, ma il protagonista del libro è un giovane indiano che in compagnia di un amico lascia i genitori per andare a vivere con degli asceti: i Samana.

La trama del romanzo è seducente, con molti colpi di scena racchiusi in pagine che avvincono il lettore, e il giovane indiano, lasciati gli asceti, scopre l’amore con la bellissima Kamala: donna che trasforma il giovane in un uomo ricco e di successo, amante dei piaceri della ‘carne’.  Kamala muore lasciando il nostro eroe con un figlio da educare: il ragazzo crescendo contesta il genitore, come aveva fatto il Nostro con i suoi genitori…

Il libro aveva una morale che è stata molto cavalcata dai movimenti pacifisti tra il 1960/70: non esiste nessuna dottrina definitiva, perché nel mondo ogni affermazione vera e controbilanciata da un’altra altrettanto vera.

Il libro di Hesse ed ‘I PROMESSI SPOSI’ del nostro Manzoni dovrebbero essere letti da tutti i giovani entro i primi quattro lustri di vita, poi sarebbe opportuno che fossero riletti da tutti coloro che hanno la fortuna e la responsabilità di essere nonni.

Le donne che hanno dato vita, circa venti anni fa, a questi tre unici libretti si sono ispirate ad una frase, forse di Wilde, che recita: ‘Date ad un bambino qualcosa da fare e lui sarà felice’.
Noi per ringraziare questo mondo femminile possiamo testimoniare che, il frutto del loro impegno, è stato decisivo non solo nel momento in cui hanno messo in atto i loro propositi, ma ancora oggi perché quel frutto profuma di amore universale.

Fonte: Il Giornale di Puglia

FacebookTwitterLinkedin